DICEMBRE NEL CICLO DEI MESI DI TORRE AQUILA

Il grande freddo invernale ha fatto la sua comparsa nelle valli intorno a Trento. Sotto un cielo livido, in cui il sole di dicembre entrante nel segno del Capricorno sembra assolvere una funzione meramente decorativa, il terreno montuoso appare ghiacciato.

Nella foresta gli alberi hanno perso tutte le loro foglie, rivelando i loro scheletrici rami. Solo alcune chiazze di colore punteggiano le foglie degli arbusti di vite. Mentre le conifere rivelano imperturbabili la loro chioma sempreverde. Ai tempi la legna costituiva la maggior fonte di riscaldamento per la città di Trento. Molti tronchi sono già stati abbattuti e i taglialegna sono in piena attività. Vestiti con semplici tunichette, affrontano il freddo pungente.

Nel XIV secolo molti contadini possedevano solo una veste di tessuto di panno o di canapa, valida per tutte le stagioni. In aggiunta ci potevano essere cappuccio e qualche raro capo di biancheria, come i pantaloni e le calzature. Non tutti però potevano permettersi l’intero corredo. Alcuni boscaioli devono appoggiare i loro piedi nudi sulla neve. Un sicuro monito per i rampolli degli agiati signori, ma anche l’affermazione di un imperturbabile ordine feudale.

Mentre lavorano con asce, scuri e accette, oppure legano i mucchi della legna appena tagliata, danno origine a una danza di posture ed espressioni, che ben manifestano la loro laboriosità e la loro fatica. Il caposquadra era solito assegnare a ciascun boscaiolo un compito, in funzione delle capacità personali e dell’esperienza che richiedeva ogni specifica mansione. Una volta approntate le cataste, queste venivano trasportate a valle. La particolare conformazione dei boschi e le ristrettezze economiche obbligavano spesso i boscaioli a ricorrere al più antico e faticoso metodo di conduzione del legname, consistente nell’utilizzo di slitte trainate a mano, senza l’ausilio di forza animale e meccanica. Il disboscamento avveniva durante l’inverno impiegando una slitta di particolare fattezza, costruita appositamente per il trasporto dei tronchi.

La sua resistenza era notevole e adatta a sostenere grandi pesi. Altre cataste vengono invece caricate sui carri. Qui trainati da coppie di buoi, scendono dalla montagna per entrare in successione nella città di Trento attraverso una porta daziaria. Ai tempi l’accesso alla città era garantito da quattro porte principali: ovvero porta San Martino, porta dell’Aquila, porta Santa Croce e porta San Lorenzo. Delle strutture di questi accessi oggi si conservano porta Santa Margherita e porta dell’Aquila.

L’abbondanza di legname, indice di una città ben riscaldata per tutto l’inverno, è evidenziata dalla successione di carri. In città il freddo si fa già sentire: lo si deduce dai ghiaccioli che pendono dalle gronde del castello del Buonconsiglio. Non fa eccezione il beccatello del mastio. Il beccatello era un elemento architettonico, usato nel medioevo per sostenere parti sporgenti di un edificio. Nei castelli e nelle sue torri aveva una funzione difensiva. Garantiva la difesa “piombante”: nello spazio fra i beccatelli si trovavano spesso le caditoie, da cui lasciar cadere liquidi o pesi sufficienti a danneggiare le forze assedianti. Le derrate alimentari non mancano al principe-vescovo e alla sua corte, come dimostra la carovana di muli con le ceste e le botti ancorate al loro basto.

Una doppia cortina di mura circonda la città. Il circuito difensivo di Trento contava di tre cinte murarie, realizzate in epoche successive. Alla prima di epoca romana, rafforzata durante le invasioni barbariche, se ne aggiunse una seconda intorno al X secolo. La terza ed ultima cinta risale invece al XIII secolo e fu iniziata sotto l’episcopato di Federico Vanga. Non poteva mancare sull’affresco, anche nel rigore dell’inverno, la presenza nobiliare.

Due cavalieri scortano un nobile signore che esce da una delle porte delle mura. Prima di avviarsi, i due fanno abbeverare i cavalli nelle acque di un fossato o dello stesso Adige, che attraversa Trento durante il suo percorso.

L’anno finisce così com’era iniziato in Gennaio, nel freddo e nella neve. Negli affreschi il microcosmo immaginato dal principe-vescovo e illustrato per lui dal pittore di corte, continua a mostrarsi inalterato.

Il corso d’acqua che scorre ai piedi delle mura, muovendo le ruote del mulino nella scena di Dicembre, prosegue oltre la colonnina tortile che divide i due affreschi, nel vicino mese di Gennaio, sottolineando la continuità del Ciclo e, insieme, la circolarità del tempo.
Ecco il racconto del mese di Dicembre, caricato sul nostro canale YouTube.

