SANT’ANNA, LA VERGINE E IL BAMBINO DI LEONARDO: DENOTAZIONE E CONNOTAZIONE VISIVA
In Polisemantica la denotazione è un significato oggettivo di un termine, senza alcun elemento soggettivo o affettivo determinato dal contesto. La connotazione è invece quella accezione soggettiva che un termine o un enunciato hanno o acquisiscono in aggiunta al significato di base.
In altre parole:
- il termine madre è denotativo;
- il termine mamma, pur con lo stesso significato è connotativo, in quanto suggerisce una sfumatura affettiva che in madre non c’è.
Altri esempi di termini denotativi sono padre, amico, cane, con i loro connotativi papà, amichetto, cucciolo.
Insomma, la denotazione ha una valenza referenziale, rappresenta la realtà, senza aggiungere sfumature soggettive o affettive o di giudizio morale.
La connotazione si rifà invece alla funzione emotiva.
Nei testi visivi possiamo avere immagini denotative e connotative, a seconda dell’intenzionalità dell’autore di rappresentare così com’è la realtà o di esprimere emozioni e sentimenti.
Nel caso di una icona bizantina raffigurante la Madonna e il Bambino, abbiamo un esempio di denotazione.
Le figure appaiono ieratiche, fisse nella loro sacralità, non umane, ma superiori in quanto sacre. Non si intende stimolare sensazioni o emozioni nello spettatore, ma raffigurare la divinità.
Nel caso di una Madonna con il Bambino rinascimentali, gli scopi dell’autore sono molto diversi.
Nel celebre disegno di Leonardo, Sant’Anna guarda con dolcezza la figlia che guarda con amore il Bambino, che benedice san Giovannino.
È una corrente d’amore che attraversa tre persone e tre generazioni, in un abbraccio emozionale che colpisce lo spettatore.
È un tipico caso di connotazione.
Nella comunicazione visiva è certamente molto importante l’elemento emozionale.
Ecco perché nella pubblicità o nelle immagini promozionali di un prodotto o un servizio conviene il più delle volte insistere con le connotazioni, per smuovere emozioni – anche con l’uso delle giuste categorie cromatiche ed eidetiche – nell’animo del destinatario e riuscire con maggior facilità a vincere il suo vaglio critico, giungendo con il messaggio direttamente al “cuore”.
D’altronde non è nemmeno sbagliato colpire il destinatario con un messaggio polisemantico.
Usare quindi l’aspetto denotativo dell’immagine per convincerlo facendo appello al suo vaglio critico della bontà del prodotto e, nello stesso tempo, inserire aspetti connotativi per indebolire il suo “sistema di difesa” percettivo e insinuarsi nel suo inconscio persuadendolo con messaggi emozionali e quindi ricchi di connotazioni.